La Casa dei De Prophetis

"Nel 1862 in Palombara sorgeva una casa di dimensioni insolite, per il tempo e per il luogo. Da un anno gli Abruzzi, con la caduta dei Borboni, appartenevano al Regno d'Italia e il brigantaggio, rappresentato dalle più losche figure del disfatto esercito di Francesco II (Re Bombetta) La casa - angolo norde da uomini malfamati, spostandosi dal napoletano, dove la sorveglianza del nuovo governo si faceva maggiormente sentire, andava guadagnando le nostre regioni e qui favoriti dalla miseria e dalla natura stessa del terreno, compivano ogni sorta di violenze e di rapine, non esclusi i più efferati delitti.
Volle quindi la costruzione di questa casa, a protezione delle sue sostanze e dei suoi fidi rurali, contro il brigantaggio infestante, Angelo de Prophetis, patriota ardente e signore del luogo, che imparentato col più ricco casato della vicina Villa Colli, per aver sposato Cristina Tulli, estendeva i suoi beni dall'uno all'altro territorio.
Sorse così la casa, parte su area libera e parte su area ricavata dalla demolizione di vecchi abituri, già appartenenti a Simonetti e Don Giuseppantonio, fratello di Angelo e Prevosto di Colledoro, un'altra adiacente frazione, ne curò il decoro.
Era questi uomo di ingegno e di dottrina, animo fiero e volitivo, insofferente di freni, schietto, generoso e di idee abbastanza liberali. La sua nuova costruzione ebbe pertanto il riflesso del suo carattere e venne su in poco tempo, realizzando, su pianta pentagonale, con un'appendice verso la campagna, un felice connubio fra palazzo e castello.
Feritoie, portoni rivestiti di ferro, doppie inferriate alle finestre basse, mura massicce, spie e posti di osservazione sulle soffitte, nascondigli per le armi, ben mascherati nello spessore delle pareti, proteggendola da sorprese e minacce, le conferivano severità e sicurezza. Mentre internamente dodici camere ampie e piene di sole, pavimenti a mattonelle scalpellate, balconi, verante, due cortili capaci, cinque cantine fresche e ventilate, un fondaco a quattro archi con volte a vela, su pilastro centrale, legnaia con ingresso a parte, un pozzo di fresca acqua sorgiva, ne assicuravano infine conforto e benessere.
Annesso in leggero pendio, un terreno fertilissimo, parte ad orto, parte a frutteto ed a fianco un giardino solatio con sediletti fra le aiuole, un pergolato ed una gran gabbia cinguettante sempre piena di uccelli e sistemata a rete ed a mattoni, in un angolo del muro di cinta."
Tratto da "La casa di Palombara e Padre Gabrile della Desolata" di Nicola De Prophetis (figlio di Alessandro e nipote di Angelo)

ULTIMO FOTO INSERITA

(Inserita il 2012-07-15)

Visualizza tutte le foto