2006, il centenario, articolo dell'Eco su padre Gabriele

L'articolo che segue, di Nandino Di Eugenio e' tratto dal mensile L'Eco di San Gabriele pubblicato nel Giugno 2006.

Come Gabriele dell'Addolorata

"Al battesimo gli diedero il nome di Nicola De Profetis, ma entrando in convento lui volle chiamarsi Gabriele della Desolata. Lo fece per il fascino irresistibile di Gabriele dell'Addolorata e per l'impegno di restare sotto la croce insieme alla Madonna.
Famiglia ricca, la sua. Abitavano a Palombara di Castelli (Teramo), in un palazzo che ancora oggi desta meraviglia e stupore per le dimensioni ed incute quasi timore per l'austera severita'. Ma a quel tempo, tempo di briganti e rapine, dava sicurezza e tranquillita'. Angelo, papa' di Gabriele, era una delle personalita' pi¨ in vista della zona. Si faceva notare per nobilta' di animo e concreto aiuto ai poveri. A proprie spese aveva costruito anche la chiesina del paese. La moglie Cristina offriva a tutti l'esempio di una vita cristiana fatta di preghiera e sacrificio.
Da Angelo e Cristina nascono 11 figli. Gabriele, il penultimo, arriva il 14 febbraio 1882. Da bambino e' slanciato ma meno roseo dei fratellini e delle sorelline. Quando da giovane si ammalera' molti lo ricorderanno fanciullo dal viso sereno ma poco colorito e cominceranno a sussurrare che una morte prematura c'era purtroppo da prevederla. Il dolore entra come un uragano nella famiglia De Profetis. Nel 1890 muore la diciottenne Rosina; nel 1891 mamma Cristina; nel 1894 papa' Angelo. Nella casa ormai troppo grande ma soprattutto fredda e vuota per l'assenza di mamma e papa' restano, orfani e soli, tre figli e quattro figlie. Un tutore avido e senza scrupoli si godra' il ricco patrimonio. Gabriele viene inviato presso la sorella Raffaela nel vicino paese di Arsita (Teramo). L'esperienza del dolore e la condizione di orfano lo rendono precocemente adulto e saggio.
Intanto, poco lontano, nel convento di Isola del Gran Sasso dall'ottobre del 1892, quando e' stato esumato il corpo di Gabriele dell'Addolorata, e' un continuo affluire di pellegrini: andando colmano le valli di canti, seminano le strade di preghiere, svegliano la notte con invocazioni struggenti. Salgono dal mare, scendono dalle montagne, attraversano le colline richiamati da stupendi miracoli che germogliano sulla tomba del giovane. Echi di tali avvenimenti arrivano anche ad Arsita e tutti ne parlano. Il ragazzo, restato orfano troppo presto, si sente chiamato alla vita religiosa. Il papa' gli ha lasciato una cospicua eredita'. Ma lui dice alla sorella che vuole diventare passionista. Non riescono a fermarlo. Studia in vari conventi e infine approda a quello di Isola dove i miracoli di Gabriele dell'Addolorata sono sempre pi¨ numerosi.
In comunita' guardando Gabriele della Desolata pensano subito all'altro Gabriele di cui il giovane De Profetis ripercorre il cammino spirituale. Il nuovo arrivato e' dolce di carattere, di statura media, esile, mite, umile, affabile, di una innocenza non comune. Giovanissimo, il 21 agosto 1904, viene ordinato sacerdote. Celebrando la prima messa l'emozione e' tanta che al momento della consacrazione e' li' li' per svenire. Poco dopo l'ordinazione si ammala di tisi. Le cure risultano vane. Gabriele, per respirare l'aria nativa, ritorna nella casa paterna ospite amato di un fratello. Vi arriva nell'agosto del 1905: ha portato con se' libri di preghiere e di studio insieme ad immagini sacre. Ma non si avra' il giovamento sperato.
Nel paesino sono lieti di riaverlo sacerdote. Gabriele prega in casa o nella chiesetta; passeggia all'aperto per concedere ai polmoni aria pura e balsamica. Parla con i grandi, scherza con i piccoli: per tutti ha una parola di grazia. Lo ricordano di una amabilitÓ forte e serena, mai incrinata da alcuna bufera. Dalla collina del paese il giovane sacerdote spesso si ferma a guardare il conventino dove vive la sua comunita' e dove per intercessione di Gabriele dell'Addolorata piovono dal cielo grazie a non finire. Il malato non resiste alla commozione e si affida al santo confratello.
Nell'aprile del 1906 lascia Palombara e va ad Arsita dalla sorella Raffaela. E' una predica continua: lui, prossimo alla morte, aiuta i bisognosi e conforta i sofferenti. E' servizievole, gentile, premuroso. Deperisce a vista d'occhio. A stento puo' arrivare in chiesa per celebrare l'Eucarestia. Spesso nella celebrazione e' costretto a lunghe pause e devono sostenerlo nella breve strada che lo riporta a casa. Ad un confratello venuto ad assisterlo dice di pensare al bene spirituale dei fedeli: lui non ha bisogno di attenzioni, riposa contento tra le braccia di Dio. Con questa serenita' muore il 17 giugno 1906. Con il sorriso sulle labbra; a 24 anni; di tisi.
Come Gabriele dell'Addolorata."
(di Nandino Di Eugenio)

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(Inserita il 2012-07-15)

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